Sveglia liberista al centrodestra

La rivoluzione liberale a lungo sbandierata dal centrodestra poteva sembrare una promessa roboante, ma in fondo era una proposta semplice: riduzione del perimetro statale e ampliamento della libertà di scelta per individui, famiglie, imprese. Più che di un programma, si tratta di un’attitudine mentale: tra un carrozzone statale e i contribuenti si sta dalla parte dei secondi, tra le aziende decotte e sussidiate e le piccole imprese vivaci si sta con quest’ultime, ai privilegi delle corporazioni si preferiscono la libertà d’impresa e di scelta.
18 AGO 20
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La rivoluzione liberale a lungo sbandierata dal centrodestra poteva sembrare una promessa roboante, ma in fondo era una proposta semplice: riduzione del perimetro statale e ampliamento della libertà di scelta per individui, famiglie, imprese. Più che di un programma, si tratta di un’attitudine mentale: tra un carrozzone statale e i contribuenti si sta dalla parte dei secondi, tra le aziende decotte e sussidiate e le piccole imprese vivaci si sta con quest’ultime, ai privilegi delle corporazioni si preferiscono la libertà d’impresa e di scelta. A differenza di quanto si possa pensare, è anche un orizzonte politico che può riscuotere grandi consensi nell’elettorato. Dopo vent’anni di berlusconismo lo ha capito Matteo Renzi, che da sinistra ha iniziato con alcune prese di posizione a rottamare un po’ di incrostazioni di potere statale e parastatale. Il centrodestra invece ora dorme, ed è completamente assente dal dibattito su liberalizzazioni e privatizzazioni.
Se Renzi dice che Uber è un “servizio straordinario”, per il centrodestra l’applicazione che fa concorrenza ai taxi è invece pericolosa, illegale e farà aumentare i tassisti immigrati. Forza Italia, Ncd, Lega e Fratelli d’Italia hanno ritrovato unità e compattezza solo su un punto, la difesa degli interessi dei tassisti, una delle constituency più corporative del paese. Nessuna parola invece per le nuove imprese del settore, le nuove opportunità offerte dall’innovazione tecnologica, il miglioramento del servizio per i consumatori. Stesso discorso per la Rai. Renzi propone una spending review di 150 milioni, una limatina di unghie per l’azienda di viale Mazzini, e il centrodestra anziché rilanciare con la privatizzazione approvata dagli elettori con il referendum del ’95, o quantomeno con la vendita di qualche canale (proposta che è nei programmi del centrosinistra), si schiera dalla parte del sindacato dei privilegiati di stato, l’Usigrai. Ormai il centrodestra non si rende neppure conto che la difesa dell’esistente non fa aumentare i consensi. Ma la questione non è tanto il fatto che la strategia del centrodestra sia politicamente suicida, e questo dovrebbe essere una preoccupazione del ceto politico, il problema è che è diventata economicamente insostenibile. E questo è un problema dei cittadini.